DIARIO DEL VIAGGIO A NIAOGHO IN BURKINA FASO DICEMBRE 2009
Associazione VOLO.INSIEME onlus - A.R.N.I. onlus
Progetto: "Un mondo dietro l'angolo", realizzazione di un piccolo presidio sanitario ad uso locale intervento complessivo di circa Euro 55.000/60.000
Delegazione composta dai volontari: Renzo Pirini, Gavino Cocco e Ibrahima Compaore recati in Burkina Faso a Niaogho per visita al villaggio, consegna materiali di prima necessita e controllo del progetto in atto.
IL RITORNO
racconto a cura di Gavino
Cocco
La mattina del primo dicembre, il giorno precedente la partenza, la trascorriamo girando per i negozi per cercare le zanzariere ed altre cose che ci serviranno per il soggiorno a Niaogho. Nel pomeriggio verifichiamo che nei nostri bagagli non manchi nulla e pesiamo ripetutamente i borsoni e le borse per evitare che all'aeroporto ci costringano a lasciare a terra qualcosa che potrebbe esserci utile. Stiamo portando in Africa oltre cento chili tra: il materiale sanitario per l'ospedale, il materiale didattico per le scuole,le magliettine e i cappellini per i bambini, i palloni e le magliette per la squadra di calcio, oltre a dei vasetti di miele sardo e del cibo per il consumo personale e per i nostri ospiti.
Il due dicembre alle nove del mattino Giuseppe arriva puntuale all'appuntamento, carichiamo i bagagli nel pulmino, ci fermiamo alla stazione di Cesena dove ad aspettarci c'è Ibrahima che viene con noi e ripartiamo subito dopo in direzione dell'aeroporto di Bologna dove alle 12,15 un Aereo della Airfrance decolla con noi a bordo e con destinazione Parigi.
A Parigi ci imbarchiamo su un Aerobus che ci porterà a Ouagadougou dove atterriamo puntualmente verso le nove di sera.
Siamo finalmente arrivati !
Per parecchi anni l'Africa è stato un richiamo dell'anima e adesso siamo proprio qui a realizzare un desiderio covato da tempo.
La temperatura estiva ci costringe ad alleggerirci un po' prima di avviarci al posto di controllo.
Immediatamente avvertiamo il contrasto tra il "benessere" degli aeroporti occidentali e le strutture ridotte all'essenziale dell'aeroporto di Ouagadougou.
Fuori dall'aeroporto il "terzo mondo" si fa conoscere attraverso i conduttori dei taxi, che fanno a gara per attirare i viaggiatori nei loro precari mezzi di trasporto.
Noi cerchiamo una vettura che sarebbe già dovuta essere lì ad aspettarci ma che dopo mezz'ora non arriva ancora.
Ibrahima si spazientisce e cerca un contatto telefonico con l'autista senza ottenere alcuna risposta.
Passa dell'altro tempo e dopo vari tentativi telefonici decidiamo di prendere un taxi per recarci in albergo.
Il tassista insieme a tre o quattro collaboratori riesce incredibilmente a caricare i nostri voluminosi bagagli che vengono legati con delle esili fettucce di stoffa e stipati in parte nel cofano ed in parte fin quasi sopra il tetto di una scassatissima vettura, tenuta in piedi più dalla forza di volontà del conducente che dalla precaria struttura del mezzo meccanico. Con molta incertezza anche noi decidiamo di entrare nell'abitacolo, poi partiamo alla volta dell'albergo "Le due Palme".
Per strada, durante il breve tragitto sentiamo un forte odore di carburante ed uno sfregar di gomme contro la carrozzeria.
Questo breve viaggio nella sua tragi-comicità è per noi una cruda testimonianza di come sia ridotto il terzo mondo.
L'albergo è essenziale e confortevole e la notte trascorre insonne. La mancanza del sonno viene compensata da tutta una serie di rumori nuovi, quasi magici, che accompagnano ininterrottamente il buio della capitale. Sul far del mattino si ha anche la percezione che ci giunga da lontano un flebile invito alla preghiera.
La luce del giorno in brevissimo tempo ravviva un movimento continuo di cose e di persone delle quali si riesce a percepire ogni tratto.
Quando in Europa incontriamo un nero è immediato distinguerlo dai bianchi, se poi subito dopo se ne incontra un altro non si riesce quasi a coglierne i tratti che li differenziano. In Africa accade esattamente la stessa cosa nei riguardi dei bianchi. In Africa si accentua la capacità di distinguere le differenze sia fisiche che caratteriali di ogni individuo di colore e riusciamo anche a riconoscere una persona che solitamente non è facile riconoscere tra le tantissime altre.
A mezza mattinata ritorna con Ibrahima l'amico di Niaogho che la sera prima non ci aveva trovati perché non funzionava bene la vettura (un fuoristrada di marca cinese) ed era arrivato in ritardo all'aeroporto. Carichiamo subito i bagagli, ci rechiamo a piedi in un'Agenzia di cambio poco distante dall'albergo e subito dopo finalmente cerchiamo di partire per Niaogho.
Le strade della capitale sono un flusso continuo di macchine, motorini,biciclette e gente a piedi che vanno e vengono senza un attimo di tregua. Per poter guidare a Ouaogadougou bisogna essere veramente degli autisti provetti.
Si respira anche un'aria altamente inquinata da scarichi di ogni genere.
Ibrayn quando gira la chiave di accensione della vettura ha un gesto di disappunto: la batteria non da alcun segno di vita.
La mettiamo in moto a spinta e poi andiamo a cercare meccanico.
Il traffico di Ouagadougou si svolge in un ordinato disordine e chiunque guidi in esso può superare serenamente ogni altra prova. Tutte le situazioni vengono affrontate con filosofia e a volte i semafori sono solamente una proposta facoltativa.
Un lungo fiume di ciclisti e di motociclisti scorre sul lato esterno della carreggiata in entrambi i sensi di marcia. Dal centro della città va verso la periferia e continua anche dopo per lunghe distanze.
Sulle biciclette si vedono le madri con i figlioletti legati alla schiena con le caratteristiche fasce che li uniscono a loro fin dai primi giorni vita. Ci sono anche ciclisti e cicliste con borse cariche di ogni cosa e centinaia di motorini, guidati con abilità, superano velocemente i ciclisti.
Le vetture invece sono meno numerose ma ugualmente spericolate.
Nonostante tutte le difficoltà il traffico scorre spedito senza interrompersi, con delle brevissime soste solamente ai semafori.
Ibrahima non si accorge di un minuscolo semaforo rosso seminascosto in una curva e passa spedito vicino ad un posto di blocco della polizia municipale, che non esita un attimo a fermarci per controllare i documenti e a notificarci l'infrazione.
La nostra vettura ha l'assicurazione e la revisione scadute e aggiunte al passaggio col rosso sommano ottanta euro di multa, che vengono ridotti a venti perché i poliziotti simpatizzano per gli italiani e perché si impegna Ibrahima subito a rinnovare l'assicurazione e a fare la revisione.
Ripartiamo alla ricerca del meccanico e andiamo alla stazione de pulmini dove Ibrayn ne conosce uno che è anche suo amico.
La stazione è sempre gremita di pendolari alcuni dei quali sono amici del nostro amico che ci accolgono con la usuale frase di saluto e con una rispettosa stretta di mano: "Bien arrivées, çavà bien?,...çavà!
E votre famille? Tres biens!"
Noi rispondiamo con un confidenziale: "très bien - merçì beaucoup!"
Siamo contenti di essere lì, in mezzo a gente che ci sembra di conoscere da tantissimo tempo ce con la sua gentilezza ci mette a nostro agio.
La stazione dei pulmini è un luogo di ritrovo molto frequentato in Africa, è un continuo via, vai, di persone che vanno e vengono. Si organizzano attorno ad essa parecchie esercizi commerciali. I locali dove si esercitano le attività hanno una struttura semplice fatta di tronchi di legno piantati verticalmente, con delle vecchie tavole come pareti e delle lamiere ondulate per copertura. In poco spazio, lungo la strada principale si allineano:trattorie, officine, rosticcerie, distributori di carburanti, mercerie,caricatori di batterie, venditori di schede telefoniche, drogherie...
Le stazioni dei pulmini sono anche dei luoghi di aggregazione sociale che richiamano tantissime persone, anche non viaggiatori, che sanno di poter incontrare o di avere notizie degli amici dei villaggi che non vedono da tempo e che diversamente non potrebbero ritrovare. Nelle strade che fanno da perimetro al piazzale principale, dove sono parcheggiate le vetture, si scorgono di frequente delle ragazze che con molta eleganza portano sul capo dei grandi vassoi con delle fette di angurie, delle focacce, delle bibite a base di frutti locali, dei dolci e tante altre cose che, senza troppa fretta, vendono ai viaggiatori ed ai frequentatori della stazione.
Il tutto si svolge in un contesto igienico molto precario con cumuli di sacchetti in plastica e di immondizie un po' dappertutto. Il comportamento della gente che ci passa accanto con i suoi saluti gentili e la sua spontaneità ci porta a superare il disordine che vediamo attorno e ci fa fare il confronto con i centri commerciali dei nostri "paesi ricchi", nei quali nonostante la lucentezza e la pulizia, si respira un'aria pesante che non sa né polvere, né di eleganza e né di spontaneità, dove la gente non saluta il forestiero con un benvenuto od un sorriso, anzi spesso non saluta affatto, perché non ha tempo di farlo e va di fretta perfettamente adattata al ruolo di uomo-consumatore.
Il mezzo di trasporto più utilizzato dai pendolari è il pullmino-corriera: una sorte di minuscolo pullman che viene caricato all'inverosimile sia di passeggeri all'interno che sopra il tetto di mercanzie di ogni genere:di motorini, di biciclette e di altri materiali. L'altezza complessiva dei pulmini supera i tre metri e gli autisti sono veramente abili nel tenerli in equilibrio nonostante le strade dissestate e gli sbilanciamenti dei carichi.
Le strade in Burkina Faso sono abbastanza larghe e diritte ed il percorso è tutto pianeggiante. Terminato l'asfalto si continua in uno sterrato di terra rossa che al nostro passaggio si trasforma in polvere,si solleva per alcuni metri, staziona nell'aria come una fitta nebbia per alcuni minuti e avvolge ogni cosa rendendo faticosa la visibilità e la respirazione. Dentro la vettura accade la stessa cosa ed ogni volta che in lontananza scorgiamo un pulmino si fa a gara per chiudere in fretta i finestrini nel vano tentativo di lasciar fuori la polvere.
Ogni tanto lungo il percorso vicino a dei ponticelli si incontrano delle sbarre di ferro che, come ci spiega Ibrayn, durante la stagione delle piogge, quando l'acqua danneggia seriamente la carreggiata, vengono abbassate per segnalare il pericolo ed impedire il passaggio dei veicoli.
Solitamente dopo le piogge la strada viene risistemata per coprire le buche profonde aperte dall'acqua. Quest'anno il ripristino non è stato ancora fatto e allora nel lungo percorso gli autisti sono costretti a rallentare e ad improvvisare delle spericolate gimcane per evitare le buche, ma non sempre riescono a farlo.
Durante il tragitto il paesaggio africano ci viene incontro coni i suoi grandi alberi, attorno ai quali crescono i villaggi composti da di piccole capanne e qualche moschea, oppure con le lunghe distese di coltivazioni di miglio.
Sotto gli alberi si vedono gruppi di donne con vestiti colorati che conversano tra loro, mentre attorno giocano i bambini.
Da lontano accenniamo un saluto che suscita una immediata risposta.
In Africa il saluto è importante, chi non risponde al saluto è considerato superbo. È incredibile quanto un sol gesto di mano o un cenno del capo generi una reazione festosa con sorrisi e con continui sbracciarsi di mani.
Per la strada non si è mai soli e anche a lunghe distanze dai villaggi si incontrano sempre: ciclisti, pedoni,carretti da trasporto trainati da minuscoli asinelli, motociclisti e raramente anche vetture.
La gente è sempre in movimento, anche dopo il tramonto del sole.
All'imbrunire arriviamo a Niaogho!
Ibrayn è finalmente tornato a casa!
Anche noi proviamo un'istintiva sensazione di trovarci in un luogo che ci è già famigliare.
Niaogho è composto da otto piccoli villaggi uniti tra loro.
Tra un villaggio e l'altro non si riesce a percepire la differenza e a chi arriva per la prima volta sembra di trovarsi in un unico grande villaggio. L'abitato è composto da vecchie capanne e da case di forma rettangolare costruite in tempi più recenti. Solitamente le casa tradizionale è composta da quattro capanne poste ai vertici di un quadrato la cui parte centrale è adibita a cortile ed è circondata da un muro di mattoni di fango. Accanto alle capanne ci sono delle costruzioni rettangolari di dimensioni più ampie, realizzate con blocchetti in calcestruzzo che i muratori, con degli appositi stampi, fanno sul posto.
Anche a Niaogho la plastica è sparsa un po' dappertutto e la sera qualcuno la brucia mettendo a rischio (diossina ) la salute di tutti.
Vicino alle case e dentro i cortili si vedono razzolare: galline,oche,faraone ed in alcuni casi pascolano anche pecore e capre ed i fedeli asinelli. Non si riesce a capire bene di cosa si cibino questi animali e a volte pare si cibino unicamente di plastica mischiata alla polvere.
L'odore della plastica bruciata e della polvere ci accompagna durante l'intero soggiorno e lo respiriamo nei vestiti e nella pelle.
Tra le case ogni tanto si scorge un luogo di culto: una moschea o una chiesa cattolica. Sono edifici più grandi dei altri e ben curati anche nei prospetti esterni.
Al centro di Niaogho due volte alla settimana si fa il mercato che attira parecchia gente.
Al mercato si può trovare ogni cosa ed è difficile farne la lista. Dicono che la necessità aguzzi l'ingegno ed il mercato di Niaogho ne è la conferma: qualsiasi cosa uno possa cercare se va al mercato la troverà certamente!
A Niaogho ci sono anche parecchi distributori di carburanti per rifornire i molti motocicli e le poche vetture.
L'arredamento del distributore è composto da un armadietto e da un tavolino messi in vista lungo la strada, sui quali si allineano molte bottiglie di vetro dalla capacità di un litro o un litro e mezzo e dentro le quali c'è la benzina e la miscela. Il tutto durante il giorno è sposto ad un sole cocente e probabilmente anche a rischio incendio ed esplosione.
Il motociclista acquista il carburante a "bottiglie", mentre invece il gasolio viene conservato dentro dei bidoni di latta o di plastica e viene travasato secondo le richieste.
Una parte del villaggio di Niaogho è fornito da una rete elettrica gestita privatamente.
La corrente elettrica costa più del gas ed allora la maggior parte delle abitazioni vengono debolmente illuminate con lampade a gas.
Quando arriviamo a Niaogho parecchi lumicini, come dei festoni natalizi, illuminano la strada principale ed una parte del percorso che conduce alla nostra dimora posta a nord, alla periferia del villaggio.
Notiamo, non senza meraviglia, che anche la nostra casa è illuminata da una lampadina elettrica. Vicino al muro di cinta un asinello passeggia insieme ad alcune galline e delle faraone, mentre in lontananza si intravvedono delle sagome di ciclisti che rientrano dalla campagna.
In Burkina Faso il fuso orario è in ritardo i un'ora rispetto a noi: adesso in Italia sono le 19 e a Niaogho le 18.
Alle sei del mattino il sole sorge all'improvviso preceduto da una brevissima alba e tramonta alle diciotto.
Le ore più calde sono nel primo pomeriggio: è un caldo secco, in questi periodi ancora abbastanza sopportabile se non fosse per la polvere che sembra voler accentuare l'aridità del paesaggio.
La sera si sta bene all'aperto, la temperatura si smorza un po' ed un cielo carico di stelle fa da cupola a Niaogho e agli altri villaggi.
Quando osservi il cielo hai la sensazione di averlo più vicino e ti sembra che se allunghi un pochino la mano riesci a toccarlo.
Se poi alzi un po' gli occhi e scegli una stella riesci subito a riconoscerla tra le tante e se non hai troppa fretta puoi anche incominciare a contare le altre e quando sei stanco interrompi, per riprendere con calma domani sera, con la certezza che non ci saranno altre interferenze a distrarti e a farti perdere il conto.
Ancor prima di far giorno iniziano puntuali i cori degli animali: il canto del gallo, il raglio dell'asino, i pettegolezzi delle galline e delle faraone ed il rumore dei pedali delle biciclette di chi, già di buon' ora, si reca al lavoro in campagna.
Alle cinque del mattino dalle moschee si sente una voce cantilenante che invita i fedeli alla preghiera.
Dura parecchi minuti poi smette per riprendere un'ora dopo con lo stesso tono.
Le ultime ore della notte sono le più fresche perché anche le pareti della casa si raffreddano ma è solamente per poco, appena sorge il sole fa nuovamente caldo.
E per noi è ora di far colazione: the col miele, noci e subito dopo...una buona pastiglia di "malarone" per prevenire la malaria.
Alle sette giungono puntuali a salutarci gli alunni della scuola vicino a casa, con le loro borsette di cartone a tracolla con dentro i quaderni,.
La gente di Niaogho è molto cortese ed educata, alla prima presentazione c'è quasi una timidezza da entrambi le parti, poi subito dopo il: "Bien arrivées comment çavà" e la stretta di mano si vince ogni indugio e si rafforza la nuova amicizia.
Ad ogni stretta di mano si ha la sensazione di trovarci di fronte a gente buona. Una bontà determinata da una semplicità che non viene espressa solamente nei riguardi del nuovo venuto, ma anche nei loro rapporti. I bambini sono educati e rispettosi, ascoltano in silenzio mentre dialogano gli adulti e gli adulti rispettano i bambini dando loro la dovuta considerazione quando intervengono per parlare con noi.
In questo luogo si vive un'atmosfera non ancora contaminata dalle ipocrisie e dalle formalità tipiche dei paesi tecnologicamente più avanzati e lo si percepisce immediatamente, a presa diretta. Si prova una sensazione positiva che ci reca un profondo benessere interiore e ci fa stare in pace con noi stessi.
A mezza mattinata ci rechiamo in municipio a salutare il Sindaco che ci riceve cordialmente. Ci sembra, fin dalla prima sensazione, una persona aperta e disponibile, come verrà poi confermato anche in altri momenti del nostro soggiorno.
Facciamo insieme a lui un programma per le visite alle scuole e prima di accomiatarci ci invita a partecipare al consiglio comunale che è stato convocato proprio per quel giorno.
Accettiamo volentieri l'invito perché, come sostiene Ibrayn, è una buona occasione per noi per poter conoscere e poter esprimere il nostro parere sui programmi con tutti gli amministratori, compreso il Prefetto che rappresenta il Governo nel territorio.
Appena usciamo all'aperto andiamo a visitare l'istituto superiore che non è molto lontano dal municipio.
Quando giungiamo nel cortile della scuola notiamo che una parte dell'edificio non è utilizzato, perché una tromba d'aria nella stagione delle piogge aveva completamente scoperchiato il tetto composto di fogli di lamiere ondulate e putrelle in ferro e l'aveva fatto volare a qualche metro di distanza.
Infatti un groviglio di lamiere giace ancora nel cortile posteriore a testimoniare la furia del vento.
Entriamo nell'aula ormai deserta da mesi e verifichiamo che, con alcuni accorgimenti nemmeno poi tanto costosi, si potrebbe rifare la nuova struttura ed impedire che un altro evento disastroso possa ripetere un simile danno.
Dopo un po' ci raggiunge il direttore dell'istituto e ci fa conoscere gli allievi ed i suoi collaboratori.
Nel frattempo alcuni ragazzi che stavano fuori dalle aule si avvicinano a stringerci la mano.
In Burkina Faso la stagione delle piogge dura alcuni mesi nei quali la piovosità giornaliera è molto elevata. In questa stagione cadono mediamente 800 millimetri di pioggia che, concentrata in poco tempo, crea dei forti danni alle colture e alla viabilità.
Dopo la stagione delle piogge inizia quella secca che va dal mese di ottobre fino a maggio.
Attualmente siamo appena all'inizio della stagione secca e l'escursione termica varia tra i circa 36 gradi durante il giorno ai 15-19 gradi nelle ore notturne.
A Niaogho l'acqua non dovrebbe mancare se fosse possibile estrarla ancora di più, infatti percorrendo la strada che va verso Tengogodou, subito dopo la periferia, si incontra un grande lago che è anche una capiente riserva d'acqua. Nel lago è stanziale da tempo una famiglia di ippopotami , ci sono anche i coccodrilli. Noi un pomeriggio avvertiti dai nostri amici abbiamo cercato di vederli mentre pascolavano fuori dall'acqua, ma siamo riusciti solamente a sentirli senza riuscire a distinguerli.
Nell'abitato ci sono una decina di pozzi d'acqua, alcuni tradizionali dove per tirare su l'acqua si utilizzano i secchi, altri invece sono dotati di una pompa a mano. La sera attorno ad ogni pozzo si raccolgano donne e bambini che riempiono i bidoni per le scorte dell'acqua.
Solamente una piccola parte dell'abitato è fornita dalla rete idrica, nella parte restante si ricorre ai pozzi ancora insufficienti per il fabbisogno di tutta la popolazione.
Anche vicino all'Istituto Superiore c'è un pozzo d'acqua e accanto ad esso scorgiamo una ragazza che lava i vestiti colorati della sua famiglia.
Con il Direttore della scuola entriamo nella prima aula. Gli allievi si alzano in piedi, ci salutano e poi si risiedono educatamente.
Il direttore spiega che siamo venuti dall'Italia per portare l'amicizia e la solidarietà di gente che è molto vicina a loro nonostante la distanza geografica, aggiunge anche che la nostra Associazione è quella che sta realizzando il piccolo ospedale e che è nostra intenzione continuare in futuro a portare avanti dei programmi comuni.
Mentre parla gli allievi ascoltano in silenzio e con attenzione.
Noi non ci sentiamo affatto i rappresentanti dei paesi "ricchi", che dall'alto delle loro possibilità vanno a portare l'obolo alla gente "povera", pensiamo in cuor nostro che quello che stiamo facendo è solamente una minima cosa rispetto a quello che potremmo fare per "restituire" in parte ciò che i paesi ricchi, con le loro politiche coloniali hanno portato e continuano a portare via in continuazione ai paesi africani.
Se si pensa poi che confinanti con il Burkina Faso ci sono: lo stato del Mali, del Ghana, della Costa d'Avorio, del Niger ed altri che quotidianamente a causa delle loro ricchezze naturali vengono predati dalle multinazionali, è abbastanza giustificata la sensazione di imbarazzo che proviamo ogni qual volta veniamo ringraziati per essere andati a trovarli.
Ibrahima sostiene che la stabilità sociale che vive da tempo il Burkina Faso sia determinata dal fatto che non vi sono in esso molte ricchezze naturali e questo ha un po' allontanato i predatori, salvaguardandolo da inevitabili egoismi, dando così la possibilità di conservare la solidarietà e la fratellanza tipiche della gente che vive tra molte difficoltà.
Questo equilibrio in Burkina Faso avviene anche nelle religioni e convivono rispettosamente: animisti, islamici e cristiani.
Il Direttore ci introduce in tutte le classi dell'Istituto e ci spiega che l'età scolare va dai cinque anni fino a undici e dai dodici fino a quindici e quindi si va al liceo e successivamente si accede all'Università.
La media degli alunni per ogni classe varia tra i settanta e i novanta.
Gli insegnanti hanno una cultura molto vasta, infatti nelle scuole si insegnano: due lingue, la letteratura, la matematica, le scienze naturali ed altre discipline. Ogni materia viene approfondita ed appresa con profitto dagli allievi che, desiderosi di imparare, mettono in condizione gli insegnante di svolgere la lezione nel miglior modo possibile, nonostante le difficoltà strutturali degli edifici scolastici e l'esiguo materiale didattico che hanno a disposizione.
Le lezioni iniziano alle sette e mezzo del mattino e verso le undici viene fatta una colazione a base di cus- cus, pagata in parte dalla Stato ed in parte dalle famiglie. Alle dodici gli allievi vanno a casa per poi ritornare alle 15,30 e terminarle alle 17.
Solitamente la domenica è giorno di vacanza.
Complessivamente nelle otto scuole che abbiamo visitato: sette mussulmane ed una cristiana, studiano oltre mille allievi. Non tutti i ragazzi di Niaoghò vanno a scuola, vi sono parecchi altri che fin da piccoli vanno in campagna a fare i pastori di capre,pecore e bovini e non hanno accesso all'istruzione.
Abbiamo potuto anche notare la differenza tra gli scolari: vivaci ed estroversi ed i ragazzini pastori un po' più chiusi e timidi soprattutto di fronte al forestiero.
Il materiale didattico che abbiamo portato dall'Italia, limitatamente a ciò che si può portare come bagaglio in aeroplano, lo consegniamo al direttore generale promettendoci di inviarne dell'altro.
Tra le cose che abbiamo portato, un enorme successo l'hanno i palloni da calcio, che è lo sport più praticato in tutto il continente africano, mentre il miele, che è quasi sconosciuto, è considerato un toccasana come integratore alimentare per le partorienti ed anche le magliette che abbiamo distribuito in varie occasioni sono molto richieste.
Visto a posteriori se avessimo avuto la bacchetta magica avremmo centuplicato quel poco che avevamo portato con noi, per poter accontentare un po' tutti e non lasciar fuori nessuno.
Un pallone da calcio ha fatto il giro dell'intero istituto ed il direttore lo mostrava con orgoglio in tutte le classi perché quello era diventato il pallone della scuola e quindi il pallone di tutti.
Nel pomeriggio vicino ai locali della prefettura viene fatta in nostro onore una festa di accoglienza con musiche di tamburi e di flauto e con danze tradizionali.
La musica e le danze durano più di un'ora e poi il sindaco, a nome anche del prefetto, ci presenta alla popolazione.
La festa del "benvenuto" diventa anche un'occasione per il sindaco per parlare alla popolazione dei problemi di Niaogho.
Durante l'improvvisata assemblea popolare interviene anche Ibrahima che, con un fare da trascinatore, fa un lungo ed accorato discorso nel quale spiega le ragioni della nostra presenza e tra le altre cose che dice fa notare a tutti che è necessario porre un rimedio alla cattiva igiene del paese, fonte di malattie ed in particolare fa riferimento ai sacchetti di plastica sparsi un po' ovunque ed alla necessità di individuare dei luoghi dove poterli mettere per non doverli bruciare. Incita tutti a restare uniti e spiega che in Italia ci sono parecchie persone disposte a continuare a camminare insieme a loro .
Anche le autorità presenti condividono le proposte di Ibrayn, mentre i suonatori di tamburo rimarcano il loro consenso con ritmici colpi sui loro strumenti.
I giorni successivi ci hanno coinvolto in continue visite alle persone e alle strutture.
Siamo stati all'ospedale dove abbiamo portato delle medicine e dei misuratori di pressione e dove opera un infermiere, un'infermiera ed alcuni aiutanti infermieri.
Anche lì ci hanno accolto con un'estrema gentilezza.
Abbiamo potuto verificare l'eroico lavoro che fanno l'infermiere e l'infermiera ( la loro preparazione "sul campo" farebbe invidia a parecchi medici occidentali) in strutture ormai ridotte all'osso: in alcune stanze c'erano delle brandine con solamente le reti ed i pochi materassi plastificati rimasti erano tutti consunti. Quando abbiamo chiesto al responsabile che ci preparasse la lista del materiale, che potrebbe servire nell'immediato (e che prima di ritornare in Italia abbiamo in parte acquistato in una farmacia della capitale), l'infermiere l'ha dovuta preparare di notte, rinunciando al sonno, dati i suoi continui impegni durante la lunga giornata di lavoro che non ha quasi mai termine.
Qualcuno ha definito il loro lavoro una missione e noi, durante le due visite fatte all'ospedale, lo abbiamo potuto verificare e confermare personalmente.
In questi periodi, tra le altre cure, a Niaogho si sta facendo la vaccinazione preventiva contro la poliomelite. Era già stata fatta una prima volta alcuni anni fa ma una parte degli abitanti, soprattutto quelli che stavano in campagna, non l'avevano fatta ed ora vengono vaccinati per completare il programma statale che prevede la vaccinazione di tutti i Burkinabè.
E' in atto in tutto il paese anche un programma di prevenzione contro le febbri malariche, organizzato dalla Fao, che consiste nella distribuzione di zanzariere alle famiglie.
La malaria purtroppo è la causa principale della mortalità in Burkina Faso.
Nel piccolo ospedale anche l'igiene è affidata alla buona volontà del personale sanitario, infatti gli intonaci delle pareti delle stanze sono abbastanza degradati e così pure i pavimenti che è difficile lavare.
Un vecchio frigorifero alimentato a gas conserva i vaccini e le siringe vengono sterilizzate con mezzi di fortuna.
Come abbiamo potuto apprendere durante la seduta del Consiglio comunale al quale abbiamo partecipato, lo Stato passa ai Comuni i soldi necessari solamente per pagare il personale, il carburante per i mezzi in dotazione ai dipendenti pubblici e per attivare dei progetti di settore. Lo stesso sindaco non percepisce lo stipendio e si sostiene economicamente con il suo lavoro di rappresentante di prodotti per l'agricoltura, mentre per la carica di sindaco percepisce solamente un rimborso delle spese realmente sostenute.
Per la manutenzione degli edifici pubblici non resta quindi alcuna copertura economica.
La gente è costretta anche a pagarsi e ad acquistarsi le medicine e chi non lo può fare deve sperare solamente sulla buona sorte.
Molte cose vengono realizzate proprio con il denaro che gli emigranti inviano a casa. Gli emigranti oltre alla propria famiglia hanno a carico anche tutti i parenti che restano a Niaogho.
Le famiglie in cui vi è un emigrato possono definirsi fortunate perché, all'occorrenza, hanno un riferimento al quale rivolgersi.
Ibrahima ci spiega che la sua famiglia non è composta solamente da lui, da sua moglie e dai due figli, ma da più di venti persone se si sommano gli altri parenti del villaggio.
L'Associazione ARNI attraverso Ibrahima e tutti i soci è stata determinante per portare avanti concretamente le strutture già realizzate a Niaogho, che sono fondamentali per l'intera comunità: una parte della rete idrica, l'edificio del dispensario e della maternità quasi ultimati, l'acquisto delle due ambulanze a disposizione del piccolo presidio ospedaliero, la manutenzione dei mezzi ed altre iniziative che faremo insieme.
A Niaogho non si spreca nulla, nemmeno il vuoto delle bottiglie dell'acqua minerale che noi beviamo (non siamo immunizzati per bere l'acqua dei pozzi) e che, per i bambini che quotidianamente vengono a trovarci è un bel regalo, infatti il vuoto diventa per loro una nuova e più capiente bottiglia dove mettere l'acqua che portano a scuola e sostituisce la loro vecchia bottiglietta ormai appannata e consunta.
La borsetta dei libri di scuola non è che una busta di carta plastificata con dei manici di corda.
E' chiaro che viene spontaneo fare il confronto con gli accessoriati zainetti dei nostri scolari italiani e quando si pensa a questo si prova una stretta dentro e ci si sente in difficoltà...
Per non accennare poi alle merendine ed alla fatica che fanno alcune madri italiane per scegliere la varietà giusta che possa essere di più gradimento per il proprio figlioletto.
Forse le merendine vengono mangiate con meno appetito rispetto a quel pugno di riso riposto in una bustina di plastica nera che ci ha fatto vedere e che gustava con soddisfazione quel ragazzino che, insieme agli altri alunni della scuola vicino a casa era venuto a salutarci il giorno della nostra partenza.
Questa differenza tra l'abbondanza e lo spreco dell'occidente e l' indispensabile ridotto al minimo dei paesi africani ci ha accompagnato durante tutto il nostro soggiorno.
La televisione nelle case di Niaogho è quasi sconosciuta e per certi versi, visti i risultati che ha prodotto in Italia, forse potrebbe essere anche un bene.
L'unico televisore che abbiamo intravisto è stato in una "discoteca" dove la gente può entrare anche durante il giorno e con una cifra minima 500 franchi (meno di un euro) può vedere un film proiettato con il video registratore.
Il sabato notte nelle discoteche si "sparano" musiche ad alto volume, che si sentono fino all'estrema periferia e che infastidiscono gli animali, le persone e le cose fino a tarda notte ed anche assassinano il sonno e lasciano le teste frastornate per tutta l'intera domenica.
Il lunedì riusciamo a metterci in contatto telefonico con l'Associazione italiana LVIA che opera nella trivellazione dei pozzi e nella regimentazione e conservazione dell'acqua. Fissiamo un appuntamento e ci rechiamo a Tengodougou, una cittadina capoluogo di provincia di quarantamila abitanti distante una cinquantina di chilometri da Niaogho.
All'arrivo ci accoglie Francesca una simpatica ragazza di Cremona che vive in Africa da quattro anni e che ci porta a vedere un invaso che è stato realizzato in periferia ad una decina di chilometri di distanza.
Per la strada Francesca ci spiega l'attività dell'associazione e ci mette al corrente delle sue scelte di vita.
Possiamo fermarci solamente poco tempo perché nel pomeriggio, a Niaogho c'è la premiazione della finale di calcio , ma il nostro è un incontro molto diretto: Francesca ha la capacità di comunicare intensamente e ci spiega tante cose dell'Africa che diversamente sarebbe difficile capire. Siamo veramente soddisfatti di averla conosciuta e di tutto quello che fa per gli esseri umani.
Nel pomeriggio ritorniamo a Niaogho quasi puntuali per la premiazione della finale del torneo di calcio.
Il campo sportivo è pieno di gente e al termine della partita il Sindaco e Ibrahima donano alle squadre finaliste i palloni e le magliette che abbiamo portato dall'Italia.
Il giorno successivo insieme al Sindaco ad un consigliere comunale ed al fedele Isuf, che è il nostro poliedrico punto di riferimento, (è lui che segue ogni fase di lavoro e gestisce diligentemente i soldi per realizzare l'ospedale) andiamo a visitare le strutture già realizzate del nuovo ospedale con i fondi dell'Associazione A.R.N.I. e di Volo.Insieme.
Il Prefetto con un atteggiamento prettamente burocratico ed in questo abbiamo trovato molte analogie con quelli italiani, durante il precedente consiglio comunale ci aveva posto come condizione che l'ospedale non potrà essere aperto prima che tutto il complesso venga ultimato e fornito di impianti idrico ed elettrico. Bisognerà quindi ancora realizzare l'edificio per le infermiere, i servizi igienici, l'impianto elettrico, l'impianto idrico e l'impianto fognario. La maternità e il dispensario già realizzati devono unicamente essere consolidati per evitare lo scoperchiarsi del tetto.
Una volta completati i lavori mancanti l'intero complesso, composto da tre edifici, dovrà essere arredato.
Quantificare i costi è un po' difficile, probabilmente la realizzazione delle strutture murarie mancanti costerà tra i 20 e i 25 mila euro, oltre agli impianti dei quali ancora non possiamo fare una stima attendibile.
Lo stesso giorno abbiamo anche la possibilità di conoscere e comunicare con i muratori che hanno lavorato in una parte degli edifici e che dovranno completare i lavori. Capiscono e condividono i suggerimenti che diamo loro per consolidare il tetto.
La sera il sindaco ci invita a cena e trascorriamo alcune ore insieme alla sua famiglia e ad altri invitati deliziati da una pastasciutta, da un pollo arrosto condito con una gradevole salsa locale e da gustosissime banane.
Il giorno dopo ci rechiamo nella proprietà di Isuff a circa quindici chilometri di distanza da Niagoho.
Per strada incontriamo parecchia gente che come tutti i giorni fa lunghi tragitti per recarsi al lavoro a piedi, in bicicletta , in motorino o sopra i carrettini trainati dagli asinelli.
In questo periodo nelle campagne è in atto la raccolta del miglio: una sorta di canna simile al sorgo europeo alta più di due metri e con nella parte superiore dei ciuffi carichi di semi.
I semi vengono raccolti e macinati in mulini azionati da un motore diesel che rimane in moto con l'inconfondibile "tuf,tuf,tuf" dalla mattina presto fino a tarda sera.
Il miglio è la base fondamentale dell'alimentazione dei Burkinabè.
La farina di miglio mischiata con il granturco ed altri cereali è la pietanza principale della gente del posto.
Ci spiegano anche che la farina di miglio deve essere consumata entro tre mesi da quando i semi sono stati macinati ed è per questo motivo i vari mulini, sparsi un po' ovunque, sono attivi tutto l'anno, con il loro inconfondibile rumore.
Della canna del miglio non si spreca nulla e dopo la raccolta dei semi la parte che rimane viene tagliata e serve come alimentazione per il bestiame.
Un altro componente fondamentale della dieta alimentare è il riso che solitamente viene condito con una salsa di verdure.
Nell'azienda di Isuf vi sono oltre cinquecento alberi di mango ed in alcuni campi si coltivano gli ortaggi tra i quali: zucche, angurie, melanzane, papaia ed altri.
Nella parte dell'azienda dedicata al pascolo l'erba è completamente secca e i figli di Isuff aiutano il padre ad allevare alcuni bovini africani, che si differenziano da quelli europei perché hanno una protuberanza di grasso sulla schiena che forma una gobba leggermente ricurva sulla destra.
I fabbricati dell'azienda consistono in due capanne di fango ben conservate, un magazzino rettangolare in blocchetti in calcestruzzo ed un piazzale in calcestruzzo nel quale vengono messi ad essiccare i prodotti agricoli. Vicino ad un grande albero di mango Isuff ha scavato un pozzo profondo alcuni metri dal quale attinge l'acqua per le coltivazioni.
In questo periodo vengono raccolti ed essicati al sole i fiori di karcadè.
Isuf ci vuole fare un regalo: raccoglie dal campo una zucca dalla scorza molto dura, con una sega la divide in due parti e con maestria la ripulisce dalla buccia interna e ci prepara due recipienti che possono essere utilizzati come insalatiere o come contenitori di zuppe o di acqua. Poi con la stessa abilità divide con la sega altre due zucche più piccole e leggermente impanciate e fa subito due coppie di mestoli per l'acqua.
Quando ritorniamo alla macchina passiamo vicino ad un campo dove crescono delle strane canne, Isuf si inchina e incomincia a scavare la terra vicino alla base delle canne e ne estrae dei tuberi cilindrici lunghi una trentina centimetri. Ne pulisce uno e ce lo fa assaggiare: facciamo conoscenza per la prima volta con la radice della manioca che ha un gusto semplice e appetitoso.
Il pomeriggio andiamo a visitare il Capo del villaggio.
Il Capo del villaggio non è una carica amministrativa come quella del Sindaco o del Prefetto, ma è una carica onorifica e viene attribuita dall'intera popolazione ad un cittadino molto meritevole e degno di rispetto.
A Niaogho dalla sua fondazione ad oggi si sono succeduti trentasette Capi del villaggio, si stima pertanto che Niaogho sia stato fondato circa ottocento anni fa.
Appena arriviamo alla dimora del Capo del villaggio veniamo accolti da alcune donne con accanto i loro bambini e poco distanti, sotto un imponente albero, scorgiamo ad attenderci tre uomini : due molto anziani ed uno più alto e più giovane con addosso un'elegante tunica verde e con in mano un bastone di metallo: è il Capo del villaggio.
Dopo un saluto di rito il Capo del villaggio ci invita a sedere su una panca.
In un perfetto francese ci spiega di essere felice che "Figli dello stesso Padre siano venuti da lontano per conoscere i fratelli di Niaogho.
Ci dice anche che ha apprezzato molto quello che fanno gli italiani per loro e ci racconta che anche lui da giovane era andato a studiare lontano dalla sua terra e si era laureato a Nizza, poi era ritornato ed aveva insegnato per molti anni filosofia nelle facoltà di alcune università africane.
Noi rispondiamo che siamo molto contenti di poter essere a Niaogho e che fin dal primo momento siamo stati attorniati da parecchi nuovi amici che ci hanno fatto un'accoglienza affettuosa. Spieghiamo che questo viaggio è stato per noi di un grande arricchimento spirituale e aggiungiamo che, anche se fisicamente siamo presenti solamente in due, rappresentiamo però parecchie altre persone che si sentono molto vicini ai fratelli del Burkina Faso.
L'incontro con il Capo del villaggio e gli anziani dura molto più del previsto. Il tempo trascorre senza accorgercene, siamo talmente presi da quella reciproca "lezione di vita" che non abbiamo voglia di andare via e desideriamo protrarla più a lungo. Si crea tra noi una magica unione e affrontiamo parecchi argomenti, in particolare parliamo dell'uguaglianza e dell'incontro tra i popoli. Ci sentiamo in una perfetta sintonia di intenti e di pensiero come se ci fossimo già conosciuti da molto tempo.
Il professore ci dice anche che sta per iniziare la stesura di un libro e che ha fatto uno studio su Niaogho e i loro abitanti ed appena sarà possibile ce ne invierà una copia per avere con noi e con i nostri conoscenti uno scambio culturale.
Spieghiamo anche che una nostra figlia, in uno scambio tra università italiane e francesi, a Parigi, ha fatto uno studio ed una tesi sul Burkina Faso ed ha avuto degli insegnanti burkinabè.
Prima di congedarci facciamo insieme una fotografia da tenere come ricordo e dopo esserci scambiati un'affettuosa stretta di mano ed un forte abbraccio ce ne andiamo commossi.
Il resto della giornata la passiamo tra la gente sempre indaffarata vicino al mercato, con Isuff che ci presenta a chiunque viene a stringerci le mani e a manifestarci simpatia.
A sera ritorniamo a casa dove ad attenderci c'è un gruppo di amici che abitano vicino a noi e che fin dal nostro primo arrivo si rendono disponibili.
Alcuni di loro fanno i muratori ed hanno lavorato alla realizzazione degli edifici del futuro ospedale e della casa di Ibrahima.
Arrivano anche i bambini ed alcune madri che con molta discrezione siedono vicino a noi, mentre discorriamo e che, durante la pausa si avvicinano per stringerci la mano in segno di rispetto e di amicizia.
Crediamo, per poter spiegare l'atmosfera che abbiamo vissuto durante questi giorni trascorsi a Niaogho, non sia fuori luogo il riferimento con la poesia che incontra tra i nativi d'America il protagonista del film "Balla coi lupi".
Pensiamo anche di non essere fuori luogo se, da "occidentali totalmente contaminati dalla modernità", esprimiamo anche una certa preoccupazione al pensiero di cosa potrebbe accadere il giorno in cui i nostri amici raggiungeranno il nostro così detto "benessere economico" ed avranno accesso ai mezzi di produzione o di comunicazione tecnologicamente avanzati che abbiamo noi occidentali, se questo passaggio non verrà vissuto mantenendo sempre integra l' umanità che oggi li caratterizza.
Il giorno dopo andiamo a visitare i famigliari di Ibrahima la cui mamma è ammalata ormai da molto tempo.
Ci raggiunge Isuf che ci informa che il Capo del villaggio desidera rivederci nel pomeriggio.
Quando ritorniamo dal Professore si ripropone la stessa atmosfera del primo incontro, con altri ospiti oltre a noi.
Il Capo del villaggio si scusa, dicendo che questa volta preferisce parlare in lingua locale, mentre Ibrahima farà da interprete, perché possano intendere anche le persone che non capiscono il francese.
Ci rinnova il saluto ed il benvenuto e poi ci dice, a nome della popolazione tutta che lui rappresenta e a nome delle autorità amministrative, che è orgoglioso di nominarci fratelli e cittadini di Niaogho e ci porge i regali che per consuetudine si donano ai viaggiatori: un copricapo tradizionale per difenderci dal sole, una borsa di pelle di capra per metterci le nostre cose, le ciotole per il cibo ed un recipiente ricavato da una zucca per metterci l'acqua da bere.
Inutile spiegare l'intensità e la commozione del momento.
Noi, non essendo preparati a ricevere questi doni improvvisiamo dei regali e doniamo al Capo del villaggio un libro di Herman Hesse in lingua francese, un giglio d'oro acquistato in Bosnia durante la guerra ed una sciarpa.
Poi ci congediamo ringraziando tutti i presenti.
La sera dopo aver preparato i bagagli ci attardiamo all'aperto a "respirare" ancora un po' il nostro cielo carico di stelle.
La mattina del giorno dopo i cori degli animali ci svegliano presto e già dalle sette, gli alunni delle scuole ed i nostri amici più grandi, vengono a salutarci e all'arrivo di Ibrahima ci aiutano a caricare i bagagli.
Poco più tardi la nostra vettura è già alla periferia di Nuaogho e prende la direzione della capitale sollevando la solita nuvola di polvere che ci accompagnerà per tutto il tragitto di strada sterrata fino ad incontrare l'asfalto, a sessanta chilometri di distanza.
Prima di arrivare a Ouagadougou decidiamo di andare a vedere il parco nazionale dove vivono in libertà gli elefanti, le giraffe, i leoni ed altri animali. Vogliamo portare una testimonianza diretta con un filmato da divulgare ai nostri conoscenti.
Ci dicono che il parco naturale si trova vicino a Po, una cittadina non molto lontana dalla frontiera con lo stato del Ghana, dove c' è anche una base militare.
Il sole è già alto, siamo ormai a mezza mattina e l'aria che respiriamo diventa sempre più calda. All'improvviso sentiamo un secco rumore del copertone della ruota anteriore della vettura che si sbriciola sull'asfalto.
Ibrayn riesce a tenere la macchina in strada e a fermarsi più avanti.
Sotto un sole cocente cambiamo la gomma e ripartiamo facendo gli scongiuri di poter arrivare a Po senza altre sorprese.
A Po dal terzo gommista che incontriamo troviamo la gomma adatta al cerchio della nostra macchina e mentre ce la cambiano assistiamo ad un perfetto gioco di squadra tra il gommista e i suoi aiutanti.
Nonostante l'attrezzatura ridotta al minimo, con l'aiuto di un buon martello, in un batter di ciglia non solo ci sostituiscono la gomma distrutta, ma sistemano anche quella di scorta che non andava bene.
In varie altre attività in Burkina Faso la collaborazione tra le persone riesce a raggiungere dei risultati impensabili.
Nel pomeriggio ripartiamo alla ricerca degli animali selvatici e finalmente, dopo un lungo tragitto attraverso una strada sterrata, arriviamo agli uffici di accettazione del parco da dove una guida ci fa fare un tragitto lungo uno stretto sentiero in uno scenario pieno di fumo, con attorno a noi animaletti che fuggono , alberi che bruciano e fuoco un po' dappertutto .
Il percorso sarebbe dovuto durare oltre tre ore, ma dopo mezz'ora decidiamo arrabbiati di ritornare indietro e all'ufficio di accettazione chiediamo di parlare col direttore al quale, subito dopo, manifestiamo la nostra contrarietà per aver visto unicamente un parco che brucia.
Il Direttore (un ingegnere forestale) risponde che quella di incendiare l'erba e gli alberi è una pratica utilizzata da anni per permettere ai turisti di vedere anche i piccoli degli elefanti.
Dopo aver sentito queste parole ci arrabbiamo ancora di più e diciamo che è da criminali trattare l'ambiente in quel modo, tanto più che proprio di fronte a noi fa bella mostra un cartello in cui è scritto che il parco è gemellato con una cittadina del Piemonte ed una frase che dice:" in equilibrio con l' ecosistema", .
Il Direttore incalzato dalle nostre contestazioni cerca di darci altre giustificazioni che noi non accettiamo quali: in questo modo avviene la selezione degli animali ammalati, la ricrescita dei pascoli. -Non gli diamo nessuna tregua e quando accenna a darci ragione noi non lo ascoltiamo più e ce ne andiamo via indignati.
A sera inoltrata, stanchi e impolverati arriviamo a Ouagadougou.
La mattina del 10 dicembre, dopo finalmente essere riusciti a riposare quasi tutta la notte, andiamo in una farmacia a spendere tutti i soldi che avevamo, per acquistare una parte delle medicine che il nostro amico infermiere ci aveva richiesto e che Ibrayn, al suo ritorno a Niaogho, consegnerà all'ospedale.
Alle 22,00 salutiamo Ibrahima ed alcuni amici che sono venuti ad accompagnarci all'aereoporto e dopo ripetuti controlli ai documenti ed ai bagagli ( in Burkina Faso i controlli da parte della polizia sono molto accurati e vengono ripetuti varie volte lungo lo stesso percorso , prima di arrivare all'imbarco), saliamo sull'aerobus dell'Airfrance che alle 23,47 decolla puntuale alla volta di Parigi e da Parigi con un altro aereo arriviamo a Bologna alle 8,45 dell'11 dicembre 2009.
Durante il tragitto ci portiamo dentro una sensazione strana, ci sentiamo diversi da quando siamo arrivati. Ci vien da pensare che solo chi è stato in Africa,anche se per breve tempo, può capire cosa realmente significhi :"il mal d'Africa".
L'Africa ti prende subito e ti travolge come un fiume in piena senza lasciarti scampo.
E' difficile dopo riprendere la "vita normale" ... è difficile anche non fare il confronto e pensare che tutto ritornerà come prima... ."staccarsi da quegli attimi e ricongiungersi col tempo".
Prima di arrivare a Parigi, il pensiero ritorna alle parole del Capo del Villaggio, a quando la prima volta ci ha accolti con la frase : "Siamo tutti figli dello stesso padre" e a quando, al momento del commiato, ci ha nominato :"fratelli e cittadini di Niaogho" ed a nome della popolazione ci ha donato i regali dei viaggiatori : Il cappello per difendersi dal Sole, la borsa di pelle per contenere le nostre cose,le ciotole per il cibo ed il contenitore dell'acqua.
Questi regali li abbiamo con noi e sono i regali dei viaggiatori che ritorneranno.
Ibrahima , Renzo e Gavino