Testimonianze dal centro profughi di S.Mauro Mare



…quella lontana notte di maggio del 1992 quando siamo arrivati sui pullman, tutta la nostra vita finita in una busta di plastica, era tutto quello che ci portavamo dietro dalla nostra terra: la Bosnia. Le nostre paure, le difficoltà trovandoci in una terra straniera, anche se amica, che accogliendoci ci aveva strappato dalla confusione, dall’incertezza, dalla guerra. I più fortunati erano riusciti a rimanere uniti: madri con i figli, genitori anziani con i nipoti, figli caricati in fretta ed affidati ad amici o alla sorte. I primi giorni sono stati i più difficili….

…..ascoltare la voce di mio marito dopo tanto tempo che non avevo più sue notizie, mi ha lasciato un nodo in gola: non sapevo più nulla di lui, come del resto dei miei familiari. Pregavo dentro di me per la sua vita, chissà cosa avrei dovuto passare; nei lunghi silenzi della telefonata capivo che qualcosa di irreparabile era accaduto. I nostri amici sono stati accolti in Pakistan, altri sono finiti in Germania. Qui dopo circa un anno c’è tanta voglia di tornare. Abdullah vuole che rientri in Bosnia, mi rassicura che ora è tutto tranquillo, ma le mie notizie sono molto diverse: mia madre è morta. Qui al campo i bambini sono al sicuro e vanno a scuola; io ancora faccio molta fatica a capire l’italiano,  parlo poco e non so con chi esercitarmi….

Indietro