Traduzione

Preso atto che

All'alba del terzo millennio due terzi dell'umanità sono impoveriti dal sistema politico ed economico globale e che ogni bambino che nasce oggi in uno dei paesi più poveri del mondo ha un debito di 360 dollari verso i paesi ricchi o verso Istituzioni finanziarie internazionali come Banca Mondiale o Fondo Monetario Internazionale. Anziché andare a scuola, usufruire di assistenza sanitaria o soddisfare i suoi bisogni primari, questo bambino dovrà vedere l'economia del proprio paese soffocare sotto il peso del debito. Ci sono Paesi in Via di Sviluppo (PVS) che pagano per il rimborso del debito il doppio di quanto spendono per l'approvvigionamento di acqua potabile; che versano 2 dollari USA pro-capite per l'assistenza sanitaria e 5 dollari per il servizio del debito (Tanzania) o persino dieci volte di più (Mozambico); che destinano 3 dollari pro-capite alla sanità e 16,7 dollari al servizio del debito (Uganda); o ancora che, nel periodo 1990-1993, del debito di 1.300 milioni di dollari (Zambia); Per ogni dollaro ricevuto in aiuti, l'Africa ne restituisce 3 in interessi sul debito.

Tenuto conto che

il debito estero dei paesi più poveri, ormai superiore a duemila miliardi di dollari, di cui circa 36 miliardi di dollari sono debiti vantati dall'Italia, in ragione di crediti concessi nell'ambito di azioni di cooperazione, di crediti commerciali e di crediti concessi di banche; è anche responsabilità dei creditori. Spesso, questi soldi sono andati a finanziare commercio di armi (incerti casi nella misura del 50% del debito totale), corruzione, regimi dittatoriali per interessi estranei a quelli delle popolazioni, per queste ragioni il debito formatosi viene significativamente denominato "odious debts" (debito odioso); che, sempre, per procacciarsi la valuta estera necessaria a soddisfare le istituzioni finanziarie Internazionali o i paesi creditori, i governi del Sud hanno dovuto orientare le loro economie verso l'esportazione favorendo le produzioni a monocoltura che sono più soggette alle fluttuazioni dei prezzi internazionali, causando degrado sociale e ambientale.

Valutato che


all'origine della crisi del debito stanno profondi squilibri dell'economia mondiale come l'aumento vertiginoso dei tassi di interesse sul debito dopo le crisi petrolifere degli anni Settanta che ha a poco a poco divorato le economie più deboli; · le misure di alleggerimento del debito negoziate con i paesi creditori sono state vincolate a programmi di "Aggiustamento strutturale" che, per aprire i paesi poveri alle necessità dei mercati internazionali, hanno tagliato la spesa pubblica creando ulteriore povertà; · le attuali iniziative per l'alleggerimento del debito non sono né adeguate né efficaci per affrontare i problemi che sono alla base della crisi del debito e dello sviluppo: i programmi per la riduzione del debito messi in opera dalla Banca Mondiale con l'iniziativa "Highly-Indebted Poor Income Countries" (HIPC Iniziative, che alleggerisce il debito dei paesi poveri maggiormente indebitati) hanno dimostrato rilevanti limiti, sia per il limitato numero dei paesi che vi possono accedere e l'insufficiente attenuazione del debito, sia per le politiche restrittive che sono imposte, che generano drammatici tagli alla spesa di promozione umana, compromettendo il futuro di questi paesi: lo stesso Fondo monetario internazionale ha dovuto riconoscere che l'intervento di riduzione ha riguardato solo l'1 per cento del servizio del debito pagato ogni anno dai 93 paesi più poveri e che nel 1997 i paesi HIPC a fronte di nuovi prestiti per 8 miliardi di dollari hanno dovuto spendere 8,2 miliardi di dollari per il servizio del debito, aggravando la propria esposizione; · sono iniziative, altresì, viziate alla base dal fatto che è la Banca Mondiale a decidere se un paese possa pagare il suo debito o debba essere aiutato. · Oltretutto è profondamente ingiusto chiedere a delle popolazioni incolpevoli di soffrire per pagare il debito ammucchiato da governanti irresponsabili che esse non hanno eletto; il principio di responsabilità collettiva sul debito è illegale.

Considerato che

in questa prospettiva emerge nettamente la necessità di una profonda riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, che non si sono dimostrate in grado di impedire devastanti ondate speculative con gravi conseguenze sulle economie più deboli, né di sostenere equilibrate politiche di sviluppo, basate sulla sostenibilità umana ed ambientale.

Si rende necessario

Perseguire l'obbiettivo di superare l'ingiustizia internazionale e di stabilire relazioni eque tra quanti vivono sul pianeta, secondo criteri di giustizia che tengano conto dei principi etici fondamentali al fine di porre prestiti, crediti e negoziazione del debito in una relazione equa tra debitori e creditori, possibilmente realizzata attraverso l'istituzione di un arbitrato trasparente e indipendente, apparendo chiaramente inadeguata la base giuridica della regolazione del debito internazionale, caratterizzata dal predominio del creditore;

e che

gran parte dei crediti vantati nei confronti dei PVS sono dei paesi che fanno parte del G-7 oltre che del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale e che l'Italia fa parte del Gruppo dei paesi più industrializzati e finanzia FMI e BM.,

richiamati

i ripetuti appelli per un intervento di cancellazione del debito dei paesi poveri rivolti da personalità della cultura e dell'economia, dal Papa, e le campagne di sensibilizzazione a livello mondiale promosse da numerosissime ONG,

CHIEDIAMO AI GOVERNI DEI PAESI INDUSTRIALIZZATI DI: · fermare l'impoverimento dei paesi in via di sviluppo cancellando, totalmente e senza condizioni entro il 2000, tutti i debiti che non possono essere ripagati se non a costi umani e sociali troppo elevati; · cooperare con i governi debitori e le ONG affinché le maggiori risorse finanziarie derivanti dalla cancellazione del debito siano effettivamente destinati ad interventi per la lotta contro la povertà e l'esclusione sociale e per positivi progetti di sviluppo; · negoziare affinché la concessione di nuovi prestiti avvenga in un quadro di sostenibilità che scongiuri la creazione di una nuova spirale del debito; · promuovere, altresì, la partecipazione della società civile dei paesi del Sud del mondo ai negoziati per la concessione dei nuovi prestiti con un ruolo significativo, influente e trasparente di definizione e successivo monitoraggio dell'uso delle risorse liberate dal debito a beneficio dei più poveri, così da assicurare che non vengano finanziate la corruzione o attività improprie come il commercio delle armi e che venga garantita la sostenibilità economica, ambientale e sociale dei prestiti. · Favorire attraverso le precedenti azioni il processo di democratizzazione di quei paesi che ancora non conoscono forme di Governo moderne a partecipazione popolare.
CHIEDIAMO IN PARTICOLARE AL GOVERNO ITALIANO DI:
· prendere decisamente posizione nelle sedi finanziarie internazionali a favore della cancellazione dei debiti dei paesi in gravi situazioni sociali ed economiche; · avviare unilateralmente, e completare entro il 2000, un processo esemplare di negoziato per la cancellazione totale e senza condizioni del debito dei paesi indebitati con l'Italia, inaugurando anche strade innovative per affrontare il problema dei debiti con le banche private: includendo non solo la parte del debito derivante dai crediti d'aiuto - crediti fortemente agevolati che l'Italia ha erogato anche i debiti di natura commerciali, tutt'altro che irrilevanti e, soprattutto, più onerosi che , tra l'altro, sono diventati quasi tutti pubblici, e dunque rientrano anch'essi nell'ambito di titolarità del governo; · di interrompere il commercio di armi avviando una seria politica di riconversione dell'industria bellica. Il 2000 può diventare l'anno simbolico di un nuovo inizio nelle relazioni tra Nord e Sud del mondo. Un paese povero e indebitato non può decidere autonomamente di non pagare più il suo debito estero impagabile: nessuno sarebbe più disposto a fargli credito. Per questo la cancellazione della schiavitù del debito che grava su più di un miliardo di esseri umani deve essere opera collettiva, e richiesta collettiva. Questo appello, promosso in primo luogo da organizzazioni laiche e religiose, ambientaliste, sindacali, del volontariato, della solidarietà e della cooperazione, richiede un'azione urgente. Delle vite sono state distrutte e molti danni sono stati fatti. Alla vigilia del nuovo millennio, è giunto il tempo di un nuovo inizio.


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